Luigi Fantini era un noto ricercatore e fotografo bolognese grazie al quale abbiamo potuto venire a conoscenza dell’esistenza di una vite ultracentenaria nel comune di Pianoro (BO).

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Negli anni Sessanta durante alcune ricerche sulle antiche abitazioni dell’Appennino, la sua attenzione fu attirata dalla mole di questa vite centenaria che, come riporta lo stesso Fantini “.. aveva un tronco di 120 cm di circonferenza, con rigogliosissimi tralci per una lunghezza complessiva di una trentina di metri”.

Quando è stata ritrovata (qualcuno diceva avesse quasi 300 anni), era circondata dai rovi, e solo pesanti interventi di potatura hanno permesso di salvaguardare questo presiozo tesoro, che ora ha anche una discendenza di giovani figlie all’interno dell’Azienda Podere Riosto.

Per capire di che varietà si trattasse si sono fatte dapprima analisi isoenzimatiche da cui si pensò potesse essere una tra Uva di Troia, Perricone, Nerello cappuccio, Negretto, Aleatico o Bonamico, ma successive analisi molecolari hanno escluso analogie con tutti questi vitigni. Esclusa quindi la possibilità che sia un vitigno iscritto al Registro Nazionale  delle Varietà della Vite, si suppone che si tratti di un esemplare molto antico.
Dopo diversi studi si è ottenuta nel 2009 la registrazione nel Registro Italiano Vigneti con il nome di “Vite del Fantini”.

 

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